And in the end, just let it be

Per un fischio d’inizio, ce n’è sempre uno di fine partita. Sto per abbandonare il campo tedesco dove ho trascorso gli ultimi sette mesi tra Düsseldorf e Colonia. Una parabola di questo 2012 di nostra vita che porterò per sempre nel cuore. Allo scoccare di questa mia avventura in Germania, lo scorso maggio, mi chiedevo quante esperienze avrei vissuto: nel bene e nel male, posso dire di tornarmene in Italia con un bagaglio di emozioni impossibile da quantificare, difficile da descrivere. Ci proverò pubblicando il mio ultimo post da italiano all’estero, a poche ore da un volo che mi riporterà in Patria tra incertezze e la voglia matta di ricominciare di nuovo. Che sia l’Italia o il resto del mondo non importa: sono convinto che un altro luogo, nel tempo e nello spazio, mi stia già attendendo per la prossima partita da giocare come sempre a viso aperto e con la giusta dose di paura da portarsi in tasca.

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Bigger than Life

Non me la sarei mai aspettata una roba del genere. Dopo quattro concerti – il primo a Firenze nel 2003, poi a Bologna, Caserta e Roma nel 2009 – Bruce Springsteen mi ha letteralmente lasciato senza fiato dopo quasi quattro ore di musica rock’n’roll, soul, blues, folk in uno Stadio San Siro di Milano stregato dalla forza ineguagliabile della E Street Band. Insieme a mio fratello Marco e ai cari amici Stefano e Paolo, abbiamo assistito a una scaletta di canzoni impressionante: quasi non credevo alle mie orecchie mentre il Boss del New Jersey ci regalava 33 pezzi dei suoi album migliori, dal primo all’ultimo. E invece era tutto vero, tutto davanti a noi e a pochi metri dal nostro Dio in terra, asserragliati nel pit vicino al palco dopo un’attesa per entrarci (tra l’altro anche senza braccialetto) di quasi 12 ore. Come a dire: per il Boss questo ed altro.

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Alive and Well

Se qualcuno mi chiedesse “Paolo, cos’è che ti manca di più dell’Italia?“, non avrei alcun dubbio: la mia meravigliosa chitarra acustica Martin D-35 nuova di zecca, acquistata appena una settimana prima di partire per la Germania, suonata per troppo poco tempo per non sentirne ora la mancanza. Sarà per questo motivo che non ho resistito più di una ventina di giorni e così ho deciso di comprare, qui a Dusseldorf, il mio nuovo giocattolino musicale in perfetto stile Johnny Cash: un simpatico ukulele tutto nero che nei prossimi mesi mi terrà compagnia quando mi sentirò solo e penserò alla mia cara Martin acustica molto lontana, incredibilmente vicina.