And in the end, just let it be

Per un fischio d’inizio, ce n’è sempre uno di fine partita. Sto per abbandonare il campo tedesco dove ho trascorso gli ultimi sette mesi tra Düsseldorf e Colonia. Una parabola di questo 2012 di nostra vita che porterò per sempre nel cuore. Allo scoccare di questa mia avventura in Germania, lo scorso maggio, mi chiedevo quante esperienze avrei vissuto: nel bene e nel male, posso dire di tornarmene in Italia con un bagaglio di emozioni impossibile da quantificare, difficile da descrivere. Ci proverò pubblicando il mio ultimo post da italiano all’estero, a poche ore da un volo che mi riporterà in Patria tra incertezze e la voglia matta di ricominciare di nuovo. Che sia l’Italia o il resto del mondo non importa: sono convinto che un altro luogo, nel tempo e nello spazio, mi stia già attendendo per la prossima partita da giocare come sempre a viso aperto e con la giusta dose di paura da portarsi in tasca.

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Molto lontano, incredibilmente vicino

Come sentirsi a casa, ma anche allo stesso tempo lontano da casa. Una sensazione mai provata prima con la stessa intensità provata durante queste mie prime settimane da Italiano a Dusseldorf. Il lavoro comincia a entrare nel vivo, la città comincia a entrarmi nelle vene, il clima in costante cambiamento continua a turbarmi non poco, per il resto tutto sembra essere a volte perfetto, tutto sembra essere a volte sbagliato. Mi basta però pensare agli ultimi scialbi mesi trascorsi nella mia amata Salerno per farmi pensare: meno male che me ne sono scappato all’estero a vivere una vita lontana anni luce da quella vissuta senza poi tante emozioni nella mia vera casa. Ma come recita il titolo di questo blog in salsa tedesca – Was ist Heimat? (Qual è la patria?) – la propria casa può essere ovunque: molto lontano, incredibilmente vicino. Here there and everywhere.