In memoria…

Sono morti per noi e abbiamo un grosso debito verso di loro; questo debito dobbiamo pagarlo giosamente continuando la loro opera, rifiutando di trarre dal sistema mafioso anche i benefici che possiamo trarne, anche gli aiuti, le raccomandazioni, i posti di lavoro, facendo il nostro dovere; la lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità; ricordo la felicità di Falcone quando in un breve periodo di entusiasmo egli mi disse “La gente fa il tifo per noi”; e con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l’appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice, significava qualcosa di più, significava soprattutto che il nostro lavoro stava anche smuovendo le coscienze.
Paolo Borsellino

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In un altro Paese…

In un altro Paese Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sarebbero ancora vivi. In un altro Paese Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non sarebbero mai stati lasciati soli a combattere contro la mafia. In un altro Paese oggi 23 maggio 2012, esattamente 20 anni dopo la strage di Capaci, non avremmo dovuto commemorare il sacrificio di un magistrato fatto saltare in aria con il tritolo per aver svolto fino in fondo il proprio dovere di uomo.
In un altro Paese…

L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura, non farsi condizionare dalla stessa.
(Giovanni Falcone)