My Ride’s Here

Che dire: non mi sarei mai aspettato di arrivare alla finale degli Europei con l’Italia di Prandelli, Cassano e Balotelli, ma allo stesso tempo non mi sarei mai aspettato di perdere 4 a 0, senza mai entrare in partita, contro una Spagna stellare, storica e chi più ne ha più ne metta. Peccato, davvero peccato! Almeno ci siamo levati lo sfizio di vincere alla grande contro la Germania, e per me che mi trovavo insieme a Stefano e Francesco a Colonia la sera della nostra indimenticabile semifinale, la soddisfazione di festeggiare fino a tardi al ritmo di Chi non salta un tedesco è (vedere per credere) è difficile da spiegare a parole.

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Notti Magiche

Tutti a Kiev: e chi se lo sarebbe mai immaginato! Ebbene sì, alla fine la nostra Italia ce l’ha fatta: siamo in finale contro la Spagna per contenderci fino all’ultimo il titolo di campioni d’Europa. Per me, da qualche mese italiano all’estero, la soddisfazione è ancora più grande, dovuta forse al fatto che essere testimone di un successo nazionale come questo, in tempi avari di soddisfazioni per noi italiani in Patria, mi dà la forza per sentire meno la nostalgia di casa.

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Fratelli d’Italia

Sono trascorsi un po’ di giorni dal mio ultimo post tedesco. Sarà stato il poco tempo a disposizione per scrivere, la pigrizia, la stanchezza accumulata oppure soltanto la necessità di collezionare nuove conoscenze ed esperienze qui a Dusseldorf, a farmi rallentare l’aggiornamento di questo mio spazio virtuale che mi sta accompagnando da inizio maggio. Sono appena trascorsi quasi due mesi dal mio arrivo, e mi sembra che il tempo fuori e dentro di me sia schizzato via in un attimo. Quasi non ho avuto il tempo di riflettere su tutto quello che mi sono trovato a vivere finora: è proprio vero che quando ci si diverte la vita scorre come se nulla fosse, come se la noia fosse soltanto un brutto ricordo del passato. Oggi mi ritrovo in un Paese con i controcoglioni, organizzato, ospitale, moderno, a misura d’uomo. Peccato per il clima, spesso davvero inospitale: ma a volte penso che la mancanza del sole aiuti i tedeschi a goderselo ancor di più quando ricompare tra le fitte nuvole del cielo.

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Bigger than Life

Non me la sarei mai aspettata una roba del genere. Dopo quattro concerti – il primo a Firenze nel 2003, poi a Bologna, Caserta e Roma nel 2009 – Bruce Springsteen mi ha letteralmente lasciato senza fiato dopo quasi quattro ore di musica rock’n’roll, soul, blues, folk in uno Stadio San Siro di Milano stregato dalla forza ineguagliabile della E Street Band. Insieme a mio fratello Marco e ai cari amici Stefano e Paolo, abbiamo assistito a una scaletta di canzoni impressionante: quasi non credevo alle mie orecchie mentre il Boss del New Jersey ci regalava 33 pezzi dei suoi album migliori, dal primo all’ultimo. E invece era tutto vero, tutto davanti a noi e a pochi metri dal nostro Dio in terra, asserragliati nel pit vicino al palco dopo un’attesa per entrarci (tra l’altro anche senza braccialetto) di quasi 12 ore. Come a dire: per il Boss questo ed altro.

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Vita da Italians

Fra poche ore mi accingerò a tornare in Italia per la prima volta dopo l’inizio di questa mia nuova avventura in salsa tedesca a Dusseldorf in Germania. Sarà un ritorno strano, tanto inaspettato quanto desiderato. Non tornerò nella mia hometown Salerno bensì nella città che negli ultimi due anni di vita italiana mi ha ospitato nel bene e nel male: Milano.

Forse sarà la prima volta che ci tornerò con il sorriso sulle labbra, e per questo devo ringraziare il Boss Bruce Springsteen che giovedì prossimo si esibirà in concerto allo Stadio San Siro insieme alla sua mitica The E Street Band. Non vedo l’ora di rivederlo dal vivo insieme a mio fratello Marco e ai cari amici Stefano e Paolo. L’emozione è forte, la carica tanta e non c’è fatica che tenga che mi impedirà di prendere un aereo subito dopo una giornata di lavoro per raggiungere a tarda sera la mia amata, odiata Milano.
Arrivederci Dusseldorf: ma solo per poco, soltanto per poco.

P.S. Ho intitolato questo post Vita da Italians perché qualche giorno fa ho avuto il grande piacere di veder pubblicata sul forum Italians del Corriere della Sera una mia lettera scritta a Beppe Severgnini poco prima di partire per la Germania. Eccola:

Ciao Beppe, e un saluto a tutti gli Italians in giro per il mondo. Gli ultimi mesi sono stati duri per me alla ricerca forsennata di un impiego decentemente retribuito. Ho 27 anni, un tesserino da giornalista professionista in tasca, e il desiderio di lavorare per non pesare più sulle spalle dei miei genitori. Leggo, viaggio, scrivo per diverse testate. Tante le esperienze di stage (ovviamente non retribuite) svolte tra Roma e Milano. Da qualche mese, però, ho detto basta a tutte le offerte di tirocinio gratuite. Dopo diversi colloqui che all’inizio mi avevano fatto ben sperare di trovare qualcosa qui in Italia ma poi naufragati in un nulla di fatto, ho cominciato a inviare il mio curriculum anche all’estero. Alla fine il destino ha voluto che cominciassi una nuova esperienza in Germania. Non penso che l’Italia mi mancherà, soprattutto durante i primi mesi. Di certo partirò con la convinzione di lasciare un Paese ricco di potenzialità, ma pieno di mascalzoni che lo impoveriscono giorno dopo giorno tra ruberie e scandali di ogni genere. Un saluto a tutti gli Italians di Dusseldorf, e a chi vorrà contattarmi per darmi una mano nell’ambientarmi in quella che Napoleone definì nel 1811 la piccola Parigi. A presto Germania, addio Italia.

Grazie mille Beppe, e grazie a tutti gli Italians in giro per il mondo che mi hanno scritto, mi hanno letto e, spero, mi leggeranno ancora sulle pagine di questo blog da Italiano a Dusseldorf. In bocca al lupo amiche e amici, sempre e comunque con la nostra cara Italia nel cuore!

Primo barbiere tedesco

Non parlava una parola di inglese, ho chiesto a un’amica di Dusseldorf di scrivermi un messaggio in tedesco per farlo leggere al barbiere che alla fine ha capito come volevo farmi tagliare i capelli, devo dire anche grazie all’aiuto di un altro cliente che qualche parolina in inglese la sapeva. Risultato: la mia testa è sana e salva!

Independence Day

Aggiornamento veloce della mia nuova vita qui a Dusseldorf, in Germania. Ieri ho ricevuto il primo stipendio e devo dire di esserne molto orgoglioso: lavorare, infatti, vuol dire anche essere retribuiti e non solo fare volontariato attraverso stage che spesso non portano a nulla, come troppe volte mi è capitato di fare in Italia, tra Roma e Milano, per adempiere ai miei impegni universitari. Peccato aver ricevuto la prima busta paga lontano dal mio Paese, in un altro dove tutto sembra essere perfetto (ma la perfezione alla fine non esiste), e dove tutto mi appare almeno per ora come un progetto pianificato dal destino appositamente per me.

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