And in the end, just let it be

Per un fischio d’inizio, ce n’è sempre uno di fine partita. Sto per abbandonare il campo tedesco dove ho trascorso gli ultimi sette mesi tra Düsseldorf e Colonia. Una parabola di questo 2012 di nostra vita che porterò per sempre nel cuore. Allo scoccare di questa mia avventura in Germania, lo scorso maggio, mi chiedevo quante esperienze avrei vissuto: nel bene e nel male, posso dire di tornarmene in Italia con un bagaglio di emozioni impossibile da quantificare, difficile da descrivere. Ci proverò pubblicando il mio ultimo post da italiano all’estero, a poche ore da un volo che mi riporterà in Patria tra incertezze e la voglia matta di ricominciare di nuovo. Che sia l’Italia o il resto del mondo non importa: sono convinto che un altro luogo, nel tempo e nello spazio, mi stia già attendendo per la prossima partita da giocare come sempre a viso aperto e con la giusta dose di paura da portarsi in tasca.

Ricordo l’ultima domenica dello scorso aprile, appena imbarcatomi da Napoli con un biglietto di sola andata su un aereo che mi avrebbe fatto sbarcare a Düsseldorf. A maggio sarebbe iniziata la mia nuova esperienza professionale, diversa dalle precedenti e proprio per questo piena di fascino e mistero ai miei occhi. Durata sei mesi, è stata una grande occasione per confrontarmi con altri orizzonti e da punti di vista differenti dai soliti con i quali fino ad allora avevo guardato al mondo della comunicazione. Ho avuto l’opportunità di lavorare al fianco di ragazze e ragazzi da mezzo mondo, alcuni di loro dei buoni amici con i quali non perderò i contatti. Prima di lasciare l’Italia ho avuto l’idea di aprire questo blog, senza però sapere che titolo dargli: poi un giorno, dopo aver letto un pezzo sul Der Spiegel, tutto mi è parso più chiaro. Perché non chiamarlo Was ist Heimat? In tedesco heimat è una parola che in italiano non ha una traduzione netta, e che si riferisce a un luogo dove ci si sente a casa perché ci si è nati, ma non solo. Ecco, appunto: mi chiedevo, sette mesi fa, il vero significato di patria, se in Germania mi sarei mai sentito come a casa, quanto e se mi sarebbe mancata l’Italia, la mia famiglia, i miei amici. Oggi posso dire che non sempre mi sono sentito a casa, ma quelle volte che ho provato una sensazione familiare lo devo non tanto ai luoghi da me attraversati bensì alle persone con le quali ho condiviso gran parte di questa mia traversata in terra tedesca: perché è la condivisione quello che più conta nella vita.

Dopo sette mesi è arrivato il momento di fare un bilancio. Ci ho provato raccontando la mia esperienza all’amico Fabio Germani che mi ha intervistato per il magazine online T-Mag. Nell’intervista ho parlato dei miei inizi come studente di comunicazione, delle prime esperienze nel mondo del giornalismo, dell’indimenticabile trasferta tra le mille luci di New York alla RAI Corporation, fino all’approdo inaspettato a Düsseldorf alla ricerca di nuove sfide. Senza sapere poi che la Germania mi avrebbe regalato un altro piccolo sogno, breve e intenso ma dal quale potrebbe nascere una futura collaborazione. Ho avuto infatti la fortuna di lavorare da inizio novembre presso la redazione della storica Radio Colonia finanziata dalla WDR, la radio pubblica del Nord-Reno Vestfalia. Fondata nel 1961, all’epoca rappresentava l’unico punto di riferimento per tanti italiani senza alcuna formazione scolastica che subivano ingiustizie sul posto di lavoro in Germania oppure che sentivano tanta nostalgia dell’Italia. Sfogliando le pagine di una raccolta di lettere scritte in un italiano spesso stentato e inviate alla redazione di Radio Colonia, ne copio e incollo una. Forse perché fu spedita proprio da Salerno, la mia città natale. Correva l’anno 1969.

Salerno, 28-2-69
Siamo una famiglia italiana. Abitiamo a Salerno in Campania. Come quasi tutte le famiglie italiane che in Italia non trovano lavoro, anche noi siamo stati in Germania e precisamente a Düsseldorf, poco distante da Colonia. L’unico inconveniente è che abbiamo ancora nostro padre in Germania a lavorare e questo ci addolora tanto. Qui in Italia è stato impossibile occupare un posto, ma speriamo che questo si avveri al più presto. Io, assieme a mamma, mia sorella e mio fratello, siamo ritornati in Italia per motivo di studi, infatti io sono una ragazza di nome Maria e frequento il terzo magistrale. Non si nega che a volte rimpiangiamo con grande nostalgia i giorni trascorsi in Germania. Düsseldorf è rimasto in noi come un bellissimo sogno, non solo Düsseldorf, ma tutti gli amici italiani ed anche tedeschi. Io personalmente mi sono promessa che se sarò promossa vorrò ritornare in Germania a tutti i costi, anche mio padre me l’ha promesso. Ora penso che mi sto dilungando troppo senza venire al sodo. Ecco, il motivo di questa lettera è che noi vorremmo fare gli auguri di S. Giuseppe a nostro padre e ci auguriamo di tutto cuore che glieli fate giungere da parte nostra. Quando eravamo in Germania, tutte le sere immancabilmente ascoltavamo la nostra trasmissione molto utile ed importante per noi italiani all’estero. Devo essere sincera, tante e tante cose in tedesco le ho imparate proprio attraverso la vostra trasmissione “impariamolo insieme” che andava in onda se non sbaglio tutti i martedì. A volte nell’ascoltare le canzoni, sognavo ad occhi aperti, pensavo al nostro bellissimo giardino d’Europa, purtroppo devo dire che l’essere umano è per natura incontentabile, infatti io ora rimpiango la Germania, prima rimpiangevo l’Italia. Speriamo tanto che ci accontenterete nel fare gli auguri a nostro padre. Si chiama Giuseppe L. residente a Düsseldorf in Gerresheim. Gli auguri che gli farete saranno questi: “Nella speranza che l’anno prossimo sarà tra noi a festeggiare il suo nome, la moglie Teresa, le figlie Rosaria e Maria ed il figlio Giovanni gli fanno i più caldi e sinceri auguri di buon onomastico”. Non trovo le parole per ringraziarvi, chiudo con un grazie infinito, famiglia L.
Dimenticavo, se è possibile gli farete ascoltare la canzone Mattino di Al Bano. Dico se è possibile perché capisco che le richieste che vi vengono fatte sono troppe e non potete accontentare tutti.
Ancora vi ringrazio tanto, tanto.
Maria

Commovente, vero? Ho sentito, leggendo queste lettere, il battito forte di un’umanità che non si arrendeva, che guardava al futuro con speranza ma anche con quel pizzico di malinconia che è sempre implicita nelle cose della vita. Ecco, mi preparo a ripartire con tanta speranza quanta malinconia, pensando a ciò che lascio dietro e a quello che mi aspetta all’orizzonte. Un saluto a tutti i miei amici e lettori, e che la vita vi sorrida.
And in the end, just let it be 😀

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